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LA STORIA DEL MEDIATORE CREDITIZIO

Alcuni ritengono che la sua origine risalga ai primi anni Novanta, altri a molti secoli prima. Quando è nata realmente la professione del mediatore creditizio?

Abbiamo provato a ricostruire la sua storia, e per farlo siamo andati indietro nel tempo, all’epoca dei Greci e dei Babilonesi: è proprio a questi popoli che riconduciamo le prime attività di mediazione creditizia, in particolare quelle svolte dai sacerdoti dei templi, che prestavano soldi ai fedeli utilizzando le donazioni di altri fedeli.

Se allora erano questi luoghi di culto a custodire i tesori, dal Medioevo al Risorgimento l’attività finanziaria svolta dai sacerdoti si è accentrata nelle banche (il cui nome deriva dai banchi degli antichi romani, ossia i tavoli davanti ai quali sedevano non solo i banchieri, ma anche i giudici e i mercanti).

All’epoca le banche erano gestite dalle principali famiglie europee, che si occupavano di business tradizionali come il commercio e il latifondismo: stiamo parlando delle grandi famiglie Grimaldi, Doria, Rotschild, Rockfeller, Lazard, Morgan, che attraverso la loro attività prestavano denaro con lo scopo di creare valore nell’economia reale.

Con l’avvento della Rivoluzione Industriale nacque anche il bisogno di avere a disposizione maggiori capitali per la crescita del settore, bisogno che poteva essere soddisfatto solo con l’ingresso delle banche nei mercati dei capitali privati. È in questa fase che le banche, da organizzazioni a gestione famigliare, divennero istituti finanziari quotati nelle principali borse internazionali.

Dopo la crisi del 1929 le banche diversificarono la loro attività, non limitandosi più a prestare denaro ma iniziando anche a operare sui mercati finanziari, fino a influenzare le decisioni politiche ed economiche degli Stati. Ci riferiamo ai grandi istituti di credito Goldman Sachs, JP Morgan, Lehman Brothers, ecc..

In particolare, è nel corso degli ultimi trent’anni che assistiamo a una trasformazione del mercato del credito, soprattutto in virtù dell’introduzione del diritto comunitario in ambito finanziario e del desiderio di internazionalizzazione e di concorrenza da parte dei Paesi. In questo contesto, l’attività mediatizia venne liberalizzata, con la conseguenza che chiunque poteva svolgere, professionalmente od occasionalmente, l’opera di mediazione.

Con il decreto legge 108 del 1996, la figura del mediatore creditizio, che fino ad allora non era stata regolamentata, venne ufficialmente riconosciuta, portando all’istituzione nel 2000 dell’UIC (Ufficio Italiano Cambi), ente che stipulò per la prima volta i requisiti professionali necessari per potersi iscrivere all’albo della mediazione.

L’UIC venne disattivato sette anni più tardi, con il decreto legge 231 del 2007, delegando tutte le funzioni e responsabilità alla Banca d’Italia.

E oggi?

Oggi i mediatori creditizi possono avvalersi di dipendenti e collaboratori, persone fisiche in possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità che hanno sostenuto un esame di abilitazione presso l’OAM, l’Organismo degli Agenti e dei Mediatori Creditizi.

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