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Finanza per tutti

RECOVERY FUND

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La scorsa settimana la Commissione Europea ha presentato un piano di ripresa dall’impatto devastante del Coronavirus da € 750 Mld: il Recovery Fund.

Il nome non ci suona nuovo. Già qualche settimana fa il Premier Giuseppe Conte aveva citato lo strumento, descrivendolo come essenziale nella trattativa con l’UE per l’ottenimento degli aiuti necessari a sostenere la ripartenza dell’economia dei singoli Paesi colpiti dal Covid-19.

Con la proposta del Fondo da parte della Commissione e i dibattiti sul tema scoppiati tra gli Stati membri, è giunto il momento di analizzare più nel dettaglio il cosiddetto “Fondo di Recupero”.

Che cos’è?

Come funziona?

Quali sono le proposte dei Paesi europei?

 

Che cos’è?

Letteralmente significa “Fondo di Recupero”. Il Recovery Fund è un fondo proposto dalla Francia per ottenere liquidità attraverso l’emissione di titoli comuni europei e finanziare così la ripresa di tutti i Paesi colpiti.

A causa della pandemia, infatti, l’UE ha dovuto individuare una strategia condivisa per affrontare l’emergenza, ma il compito non è stato facile dal momento che i Paesi membri del Nord (Olanda, Danimarca, Svezia e Austria) si sono espressi contrari a qualsiasi forma di spartizione del debito, mentre gli Stati membri del Sud (Francia, Italia e Spagna) si sono mostrati più aperti all’idea di un sostegno comune del deficit, considerando anche lo status dei propri conti pubblici.

 

Come funziona?

Il Recovery Fund serve a sostenere la ripartenza dei Paesi colpiti dalla crisi economica innescata dalla pandemia di Coronavirus. Per finanziarlo, questo Fondo emergenziale prevede che la Commissione Europea possa indebitarsi sui mercati per conto dell’UE - nel pieno rispetto del Trattato, del quadro di Bilancio e dei diritti dei Parlamenti nazionali - attraverso un’emissione comune di titoli di debito, i Recovery Bond.

Da quest’operazione la Commissione Europea prevede di raccogliere € 750 Mld, una cifra senza precedenti nella storia dell’Unione, tanto da aver nominato l’intera iniziativa “Next generation EU”. Per rendere appetibili i Recovery Bond - a cui si applicheranno tassi di interesse molto bassi - sarà impiegato il bilancio 2021-2027 dell’UE a garanzia dell’emissione ma, essendo questo ad oggi piuttosto esiguo (pari a circa l’1% del PIL europeo) e non congruo per operazioni di tale portata, la Commissione ha stimato di portarlo al 2% del PIL attraverso il reperimento di nuove risorse proprie dell’Unione, che comprendono:

- la “plastic tax”

- la tassazione dei giganti del Web

- la riforma e l’estensione ad altri settori dello European Trading Scheme, ossia del meccanismo di allocazione a pagamento dei permessi di inquinamento per le grandi aziende.

Alla scadenza dei titoli emessi, il ripagamento significativo spetterà alla Commissione europea, non ai singoli paesi membri, e non prima del 2028: si tratta quindi di bond a lunga scadenza e, di conseguenza, di un indebitamento comune.

 

Quali sono le proposte dei Paesi europei?

Prima che la Commissione Europea accogliesse tutte le proposte degli Stati membri ed elaborasse una sintesi mettendo sul piatto € 750 Mld per la ripresa economica dall’impatto della pandemia, il Recovery Fund è stato motivo di spaccatura dei 27 membri dell’Unione, che si sono schierati in due fazioni:

- la fazione del Sud, composta dai Paesi mediterranei tra cui Francia e Italia, ha chiesto aiuti pari ad almeno € 1.000 Mld, destinati per metà in sovvenzioni a fondo perduto da alimentare attraverso l'emissione di bond della Commissione Europea.

- la fazione del Nord, guidata da Olanda, Danimarca, Austria, Svezia e Finlandia, si è espressa contraria alla mutualizzazione del debito e predilige cifre più basse, da distribuire agli Stati più bisognosi attraverso prestiti vincolati a programmi europei e riforme.

 

 

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